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CONTRO I PRECARI... Il disegno di legge contiene anche una riedizione della cosiddetta norma antiprecari, già approvata nell'estate 2008 dalla maggioranza e giudicata poi illegittima dalla Corte costituzionale. Il provvedimento che mira a ridurre i diritti dei lavoratori a termine torna dunque nell'agenda dell'esecutivo e per chiarire la rilevanza politica del disegno di legge basta vedere da chi è presentato, cioè da tutti i ministri con una competenza economica più quello della Giustizia: Giulio Tremonti, Claudio Scajola, Renato Brunetta, Maurizio Sacconi, Roberto Calderoli e Angelino Alfano. Il testo, la cui approvazione definitiva al Senato, dopo il via libera della Camera, è prevista la prossima settimana, include una serie di provvedimenti: dalle agevolazioni per i lavori usuranti agli incentivi all'occupazione. Ma potrebbe, dicono i suoi critici, avere l'effetto paradossale (visti i suoi intenti) di creare migliaia di nuovi disoccupati. Infatti il giudice, in caso di contratti illegittimi, dovrebbe limitarsi ad applicare all'azienda una semplice sanzione di entità variabile tra le 2,5 e le 12 mensilità, la stessa prevista per le imprese al di sotto dei 15 dipendenti. Ad oggi se il magistrato, riscontra irregolarità sul ricorso a uno o più contratti a terminie, può invece obbligare il datore di lavoro a riammettere in servizio il lavoratore con contratto a tempo indeterminato. Se la norma passasse il lavoratore sarebbe penalizzato anche dal punto di vista economico. Decadrebbe infatti anche la sanzione accessoria del pagamento delle retribuzioni che il giudice infligge all'azienda. Le mensilità vengono liquidate come risarcimento della perdita della retribuzione nel periodo successivo alla illegittima cessazione del rapporto, sino alla pronuncia della condanna alla riammissione del lavoratore in servizio, e sono in media circa 20. In sostanza si tratta di una sanatoria per le aziende, che farebbe decadere il diritto al reintegro anche per chi ha già avuto sentenze di primo e secondo grado e che attualmente lavorano, se queste non sono passate in giudicato. Vale a dire decine di migliaia di lavoratori. Con molta probabilità sarà ancora una volta la Corte costituzionale a giudicare la ragionevolezza di una norma che, agendo anche retroattivamente, non solo va a toccare i diritti fino a oggi riconosciuti a tutti i lavoratori, ma incide fortemente anche sulla certezza del diritto poiché il legislatore interviene nelle decisioni giudiziarie già avviate.
PRECARIETÀ ETERNA... Critici i giuristi democratici, associazione che raccoglie esperti di diritto e che si occupa soprattutto di temi sociali. In una recente relazione preparata per denunciare i danni che causerà il provvedimento in fase di approvazione si parla di "eternizzazione di ogni forma di precariato" ottenuta "introducendo la facoltà di stipulare un clausola compromissoria di devoluzione alla giustizia arbitrale di qualsivoglia futura controversia, certificabile anche retroattivamente rispetto a diritti già entrati nel patrimonio del lavoratore e anche futura rispetto a contratti non ancora stipulati, e comunque con spese degli arbitri a carico del lavoratore e poi imponendo comunque a tutti i precari (contratti a termine, lavoratori somministrati, co.co.pro) un termine decadenziale di 60 giorni dalla scadenza del contratto per impugnarlo". I giuristi ricordano anche il fatto che la normativa in questione non rispetta le regole europee, in particolare la Carta di Nizza, oltre che le nostre norme costituzionali. Quindi, sostiene l'associazione, "è davvero urgentissima una grande battaglia per affermare che le incertezze devono essere tutelate con forme generalizzate di sostegno al reddito e tutti gli abusi repressi con la massima fermezza".
(Il Fatto Quotidiano)
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